| Titolo | SCANDICCI |
| Categoria | Città |
| Argomento | Generale |
| Stato | ITALIA |
| Citta | SCANDICCI |
| Indirizzo | |
| Cap | |
| Provincia | Firenze |
| Nome Alternativo | |
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| Recapiti | |
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| Pubblicato da | Sovrana |
| Fonte | TSCITTA2 |
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(Area fiorentina) Molti nomi di antichi borghi, tutt'oggi abitati, Badia a Settimo (Septimus), Mosciano (Mussianum), Giogoli (Jugulum, piccolo colle o giogo) rivelano un'origine romana di quegli insediamenti che poi diventeranno parte della città di Scandicci: lo stesso nome di Scandicci deriverebbe dal latino Scandicium, dal verbo scandere (salire) ad indicare la collina , l'attuale Scandicci Alto (altri lo fanno però risalire allo Scandix o Pettine di Venere, pianta ombrellifera diffusa nella zona, od anche a Scandula, la graminacea Triticum spelta, nota semplicemente come spelta). La storia ha lasciato a Scandicci un segno importante con ben 50 luoghi archeologici. Ufficialmente l'atto di nascita del Comune di Scandicci, con il nome di Casellina e Torri, risale al Regolamento Granducale del 23 maggio 1774, sotto Pietro Leopoldo. Tre anni dopo la soppressione del Comune di Legnaia nel 1865, esso sarà eretto a Comune e prenderà l'attuale nome di Scandicci nel 1929. Per le epoche anteriori al 1700 sono scarse e sporadiche le testimonianze storicamente documentabili. Le più significative rimangono gli Statuti di Torri del 1406, un manoscritto su pergamena e gli Statuti di Settimo e Casellina, documenti cartacei del 1531. Borghi di notevole pregio, come Mosciano, l'antico Mussianum - da Gens Mussia -, come Giogoli, San Vincenzo a Torri, Casignano, San Martino alla Palma, con Pievi di grande interesse storico, culturale ed artistico. A Mosciano si trova la chiesa di Sant'Andrea, consacrata nel 1060, rimaneggiata in seguito e ripristinata intorno al 1930; a San Martino alla Palma la chiesa omonima ricordata dal X secolo, fondata dai Cadolingi, con portico del '400 e campanile moderno; a Casignano San Zanobi, forse risalente al IV secolo. Ancora, quella risalente al X secolo di Sant'Alessandro a Giogoli con gli affreschi del Ghirlandaio. Di stile Longobardo sono la cripta, le navate ed il campanile. Una lapide del 1187 ricorda i privilegi accordati da Gregorio VIII alla chiesa. Ville cinquecentesche come quella dei Collazzi (forse opera di Michelangelo), degli Antinori, originariamente fortilizio dei Cadolingi, dove nel 1935 ebbe luogo un incontro tra Mussolini e il cancelliere austriaco Schushnigg, dei Lami, il Diluvio. Villa Mirenda, detta anche l'Arcipresso, dove soggiornò D. H. Lawrence che qui iniziò a scrivere il suo “L'Amante di Lady Chatterley”. Il gioiello della Pieve di Badia a Settimo, fondata intorno all'anno Mille dal Conte Lotario, della famiglia dei Cadolingi, e affidata nel 1004 ai monaci francesi di Cluny. Nel 1048 Guglielmo Bulgaro, figlio di Lotario, chiamò San Giovanni Gualberto a riformarla; nel 1236 Gregorio IX passò la Badia ai Cistercensi, che la tennero fino al 1782. Nel 1370 il complesso fu cinto di mura, di cui sono visibili dei resti. Nel 1944 i Nazisti in ritirata distrussero il campanile, ricostruito fedelmente nel 1951, e altre parti del complesso. Il grande complesso è formato dal monastero e dalla chiesa romanica al cui interno si trova il Chiostro dei Melaranci, opera del Brunelleschi. In tempi successivi arricchirono il complesso gli interventi di grandi artisti come i Della Robbia e il Ghirlandaio. Nelle vicinanze si trova la chiesa di San Giuliano a Settimo, risalente al 724 con campanile di poco posteriore e interno rifatto nel XVIII secolo.
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